Mentre guardo il cielo.

Silenzi facili. Occhi assenti. Nuvole rapide.

Mi vesto del colore della pioggia di giugno, camminando al ritmo dei tuoni che fanno eco in lontananza. Senza ricordi, senza rimorsi. In mezzo a questo calore diffuso c’è un nucleo freddo. Mi piace il suono della mia voce che scandisce dentro la mente le parole “non mi ricordo”. Con una mano tengo l’ombrello. Il cielo benedice nei momenti più impensati. Sono in cerca dei segnali che mi appartengono. Nell’asfalto vedo arcobaleni e riflessi argento. Se questa Natura non ha regole, non voglio averne nemmeno io. Potrei chiudere l’ombrello e iniziare a contare queste gocce di purificazione. Non ricordo più per cosa devo chiedere perdono, né perché mai dovrei continuare a farlo. La giostra non gira più dentro questa testa. Quando osservo queste scarpe, vedo solo i passi che voglio fare. Non ho una storia, non ho collegamenti. Ho appena terminato l’ultima pagina del mio libro personale.

… Sentirsi pronti per ricominciare. Questo era il segnale che tardava ad arrivare. “Apri le tue mani, ragazza, e lascia andare”. Resteranno i segni delle mie unghie aggrappate alla paura di continuare a camminare. Per chi mi conosceva ero sempre il classico “non male ma potrebbe migliorare”.

Oggi svuoto una valigia piena di vecchi abiti che hanno protetto un corpo che si vergognava di splendere sulle ombre del mondo; tutti quei profumi chimici con il quale camuffavo l’odore di anima impura. Quel suono secco e imperscrutabile della mia voce che continua a ripetere “non me lo ricordo”… la curva migliore che potessi scegliere per vestire il mio viso… il sorriso. Legami spariti, sentimenti assenti. Questo è il mio segnale, ed io posso finalmente respirare. Non c’è dolore, né commozione. Non sento il bisogno di dare una spiegazione. La pioggia mi ha ripulito, e l’ultimo giorno dei miei 36 anni sa di rinascita e umidiccio. Ci hanno pensato le lacrime versate, a mantenere fertile questa terra. Perché anche il dolore serve… Anche le lacrime hanno sorprese.

È il mio nuovo inizio, e proprio in questo momento sto iniziando a scrivere la prima nuova pagina della mia vita a perfetto agio nel mondo.

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Dentro lo Zaino

L’autocontrollo. Quella capacità di dominare ogni reazione istintiva e irrazionale che irrompe nella vita quotidiana. Un equilibrio perfetto in mezzo al caos. Siamo vittime del sistema, vittime del tempo che scorre, degli eventi che non possiamo controllare… Siamo marionette nelle mani di una perenne incognita scandita dalle lancette dell’orologio. Scorrono i minuti… i secondi sono lampi in mezzo all’ansia di sapere cosa accadrà fra un istante. Sudiamo freddo, non riusciamo a stare fermi. La mente tiene in ostaggio l’intero corpo, a volte preghiamo. I dettagli sono offuscati, non ricordiamo bene ogni passaggio ma abbiamo associato a determinati eventi delle immagini precise. O un odore inconfondibile… Respirare è inutile. L’aria che incameriamo non è abbastanza. Ci sentiamo appesi per la gola, sospesi nel tempo.

Come dico sempre, l’intera esistenza umana è fatta di scelte. Finché siamo padroni del nostro pensiero, della nostra mente, possiamo fare quasi tutto. I libri narrano dell’esistenza di una condotta di vita basata sulla calma, la meditazione, il silenzio e l’arte di sgomberare la mente da qualsiasi pensiero. Metafore nobili che incoraggiano a migliorare se stessi per restare al passo con il cammino che si presenta davanti. Suggerimenti che indirizzano la mente a creare pensieri sani. Non ho mai creduto nella perfezione umana, ma credo nell’utilizzo del cervello in tutte le sue funzioni possibili. Credo nella riflessione, nella elaborazione, nel ragionamento. Mi dedico a ciò in cui credo, ovvero me stessa, e la fiducia che ripongo nelle mie capacità di strutturare ogni situazione in maniera tale da mettersi in posizione di vantaggio per la mia persona. E quando mi applico per fare ciò, cresco. Mi sento più forte. Non pensare che io sia più fortunata o migliore degli altri.. solo riesco a fare dei miei sentimenti e delle mie reazioni una qualità personale, a costo di impiegare giorni, mesi, o anni prima di arrivare a fare i ragionamenti giusti.

Non esiste perfezione al mondo. Non può esistere neanche nelle parole. Ma vuoi mettere la sensazione che si prova quando si riesce a equilibrare il più possibile la vita che stiamo vivendo? Quando capisci che la calma è l’oro spirituale al quale possiamo aspirare, e che dentro di noi possiamo seminare ciò che diventerà l’albero più importante di tutta la nostra essenza, smetti di avere paura di sapere, capire, ascoltare… Inizi a mettere in pratica le doti che sai di avere. Smetti di piangere, e inizi a lavorare per te… In te. Non vivo ricordando tutto ciò che mi è successo finora. Vivo ricordando che sono arrivata fin qui, e che ci sono per un motivo. E questo mi basta.

Quando devi partire per un viaggio, sai che dovrai fare una valigia che contenga il necessario, senza appesantire troppo il bagaglio. Allo stesso modo, quando vieni al mondo sai che dovrai preparare una quantità di elementi da portare con te, che ti ricorderanno sempre chi sei e da dove vieni, ma non potrai portarti appresso tutto ciò che hai accumulato, perché sarebbe un peso impossibile da reggere. Crescendo impari, sbagliando, che non sempre ciò che ti porti appresso nel viaggio della vita è necessario. Ma puoi rilassarti… Sei tu che decidi le tappe, le fermate, ciò di cui hai bisogno. Così come io, stasera, avevo bisogno di scrivere queste righe sparse in balìa del mondo…

Prima di lasciare questo mondo…

Salvare ciò che rimane di un pianeta che ci ospita senza chiedere nulla in cambio. Salvare la parte migliore degli esseri umani. Rivalutare ogni cosa che fino a questo momento non ha avuto senso. Annotare ogni giorno almeno tre eventi positivi nell’agenda. Guardarsi allo specchio almeno una volta al giorno e sorridere. Accettare le colpe avute in passato. Collezionare gocce di pioggia. Sporcarsi di vita un po’ di più. Astenersi dal giudizio nei confronti di qualsiasi essere vivente. Comprendere il dolore nascosto dentro le parole offensive di chi ci attacca. Chiedere scusa quando si commette un errore. Usare il denaro per scopi saggi ed utili. Imparare ad ammettere di sapere di non sapere. Ringraziare maggiormente per ciò che si ha nel presente. Anche le pozzanghere sono specchi. È nella sofferenza che ci rendiamo conto di essere tutti uguali. Prendersi cura del corpo che ci è stato donato, dentro e fuori. Sono le rughe a definirci, non i tatuaggi. Se sei capace di risplendere veramente, gli oggetti di valore materiale non ti servono. L’eleganza è una dote spirituale. Più sai piangere, più sei forte. La Felicità arriva al cospetto di chi sa aspettare tutto il tempo necessario. Non si è mai pronti a ciò che si dovrà affrontare. Non aver paura di viaggiare ed esplorare il mondo. Essere felici per i successi degli altri. Andare spesso, più che possiamo, nei luoghi che ci fanno sentire protetti. Perdonare tutte le persone che ci hanno fatto male.

Anestesia per l’ Anima

Maggio fa rima con “coraggio”. È tutto il giorno che ci penso ; è come quando stai guidando da ore senza sosta verso un luogo lontano e sconosciuto, e alla fine ti perdi fra i cartelli stradali e le strade che sembrano tutte uguali. Eppure, sai che devi andare… non ha senso restare immobili, bisogna andare avanti. Ma effettivamente, il punto che evitiamo di affrontare è proprio quello lì : esattamente, DOVE stiamo andando? Alcuni si avvalgono della facoltà di attivare il navigatore interiore per rispondere a questa domanda. E quindi la risposta sarà il luogo di soddisfazioni e tanto desiderato, altri invece si lasciano prendere dall’ottimismo e si lasciano trasportare dagli eventi di giorno in giorno. È meglio una vita organizzata e sicura, con i suoi riti quotidiani… È meglio una vita senza programmi, senza regole ferree.. È meglio non dirlo altrimenti poi non si avvera, per scaramanzia..

È bello ascoltare le aspirazioni degli esseri umani. È bello osservarne le espressioni facciali, il tono della loro voce che vibra di sfumature emozionali intense. Mi piacerebbe sedermi di fronte alle persone, una ad una, e chiedergli: “Ciao. Vorrei offrirti un Viaggio Speciale, proprio adesso. È tutto gratis, puoi stare tranquillo. Chiudi gli occhi, e dimmi… Dove vorresti essere adesso? Come è questo luogo?” Si aprono i mondi, cadono le barriere, si instaurano contatti che inaspettatamente arricchiscono tutti quanti. Pensa al Viaggio che vorrebbe fare un bambino. Al modo in cui sarebbe capace di descriverlo. E poi al Viaggio che desidererebbe un uomo di 80 anni. Al suo viso… I suoi occhi che si illuminano mentre cerca le parole adatte, probabilmente non riuscirebbe a trattenere le lacrime. E il viaggio di un trentenne disoccupato… la vergogna trattenuta a stento in gola, per una sensazione di disagio che cerca di controllare. Il Viaggio di un sedicenne che ha voglia di scoprire il mondo, il Viaggio di una cinquantenne casalinga che non ha mai fatto la valigia. Infinite combinazioni possibili che generano altre infinite combinazioni di scelte, che creano una connessione.

A volte ho bisogno di rifugiarmi dentro le mie stanze interiori. Le ripulisco a fondo, centimetro per centimetro, e le svuoto di ogni ricordo, promemoria, avviso, trauma, paura, qualunque cosa. Desidero vederle vuote. Completamente. Mi concentro sulla sensazione di benessere che sento crescere ad ogni piccola zona “pulita”, mi congratulo con me stessa per essere riuscita a fare questo lavoro prezioso. Immagino di addormentarmi lì, in quel luogo puro, lontano dal mondo, con la sensazione di leggerezza ideale per poter riposare bene. Mi sento a casa. Sono al sicuro. È il mio luogo felice.. la mia Anestesia per l’Anima, fatta di pareti del mio colore preferito, grandi finestre dal quale posso ammirare i tramonti che adoro, e il profumo di pulito.

…. Sono sicura che domani accadrà qualcosa che vorrò ricordare. Appenderó qualcosa di nuovo alle mie pareti pulite. Renderò speciale il mio luogo preferito. È questo ricominciare, che ha ogni volta un sapore di infinito…

Promemoria per i momenti difficili.

Permetti a te stesso di Esistere.

Hai idea di quanto sia importante la tua vita, nonostante tutto? Le persone, gli impegni, gli ostacoli, le preoccupazioni.

Permetti a te stesso di Sorridere.

Da quanto tempo non ripensi alle cose che hai affrontato, ridendoci sopra e constatando la forza della vita stessa? Sei ancora qui. Adesso.

Permetti a te stesso di Amare.

Sei sicuro che chiuderti in te stesso sia la soluzione migliore? Solo perché da un po’ di tempo tutto sembra essersi fermato. Odora di ristagno. L’esistenza ha i suoi cicli, e nelle fasi di transizione bisogna avere pazienza, speranza, ottimismo. Non si è mai visto un pessimista conquistare le sue vittorie. Non si raggiunge un traguardo con la rassegnazione nel cuore.

Permetti a te stesso di sbraitare.

Qualche volta ne abbiamo fin sopra i capelli , e l’unica cosa di cui abbiamo bisogno è tirare fuori cio che che abbiamo dentro. Non temere.. sei comunque una brava persona se qualche volta urli e ti sfoghi. Sei sempre tu.

Permetti a te stesso di fallire.

Non puoi capire realmente che cos’è la conquista se non attraversi il fallimento. Sai,la vita è fatta di salite e discese.. Per poter salire sempre più in alto devi conoscere cosa c’è sotto i tuoi piedi… sotto quel terreno che calpesti man mano che vivi. Sii più forte: accetta le tue debolezze.

Permetti a te stesso di essere imperfetto.

Concediti ciò che ti piace, ogni tanto. Se continuerai a privarti di tutto, non avrai più un motivo per attraversare il tuo percorso. Se avessi commesso l’errore di aver dimenticato cosa ti piace, prenditi del tempo per pensarci. Il tempo dedicato a fare ciò che amiamo non è mai sprecato.

Qualunque cosa accada, è portatrice di insegnamenti. Il primo è sempre quello di affrontare tutto senza arrenderci.. Perché la vita è un quadro. Puoi vederci dentro molte cose, o nulla di particolare. Col tempo però, imparando a ragionare su ogni cosa, non potrai non notare certe intensità dei colori, e i colori stessi che sono stati scelti per comporlo. Lo osserverai e ti sembrerà di percepire rumori, e poi un odore particolare ti ricorderà un episodio al quale sei particolarmente attaccato.. La vita è un quadro che ti emozionerà. E se per caso, riflettendoci, ti ritroverai a piangere, sarà molto bello.

Concediti sempre un momento per sentirti giù di morale. È necessario, affinché tu capisca quante cose belle ci sono state, quante cose non apprezzate appieno sono capitate, e fai in modo di continuare il viaggio prestando attenzione a ciò che capiterà fra poco. I segnali sono come cartelli stradali lungo il percorso… Sparsi, semplici, diretti. Fidati del tuo istinto, e continua a camminare.

Mercoledì.

Un giorno centrale. Un giorno mediamente incasinato, di un mese che non ha particolarmente voglia di rappresentare la primavera. Tu quando guardi fuori dalla finestra, cosa vedi? Io beh, in realtà fuori dalla finestra della mia stanza ho il garage familiare… Quindi vedo scatoloni, chiavi inglesi e cacciaviti che probabilmente appartenevano a mio nonno, scale in legno, scaffalature in metallo. Se non altro, ogni mattina mi sveglio ricordando che i cimeli di famiglia vengono custoditi di generazione in generazione!! A parte questo… Fuori dalle finestre vedo un sole invitante, che, così, solo a vederlo mi fa venire il buonumore di primo mattino.

Quindi alzati, Silvia. Questa giornata aspetta te. Probabilmente, è bella tiepida. Vedrai, sarà piacevole uscire di casa e sentire il sole sul viso! Brava. Cosi ti voglio : motivata. Ottimista. Dato che siamo ad aprile, perché non indossi pure quel giubbino carino primaverile che ti sta tanto bene? Aggiudicato. Umore altissimo. Tutto è allineato con il mio cosmo interiore.

Si sta bene. Giusto una leggera brezza, che arriva all’improvviso ogni quattro passi, da un punto imprecisato. Gelida come il maestrale in inverno. Ed io giustamente, non ho messo la sciarpina leggera, perché doveva essere una giornata primaverile. Scelte azzeccate: lascia perdere. Per l’occasione, un outfit direttamente dalla collezione “graziosamente rauca”. Toni pastello, gola all’aria e via, in mezzo al resto del mondo.

“Comunque Silvia, l’importante è che tu ti senta bene con te stessa.” Il sacerdote interiore sempre presente, che imposta la situazione ogni volta che le folate di vento ghiacciato minacciano di congelarmi il cervello. Durante il tragitto inizio a immaginare le fashion blogger che vedo sui social sempre vestite benissimo, misteriosamente immuni alle temperature e ai cambi di stagione. “Ok. Basta così. Tu non sei una fashion victim e soprattutto, è il tuo sistema immunitario che comanda. Torna in te.”

Grazie, sacerdote interiore. Ora dedichiamoci a ciò che devo fare: comprare una tinta per capelli. Il solito posto, il solito numero di persone all’interno, e la solita armonia mattutina nella voce della gente, che risponde al tuo Buongiorno con un occhiata spenta e svogliata, e un mormorìo in coro che, più che un saluto, sembra un pensiero ad alta voce. Pensare che io ho sempre questa specie di espressione mezza sorridente, che probabilmente non va più di moda da tempo.

“Sono tempi difficili”, dicono. “Oggigiorno i motivi per sorridere sono pochi”, dicono. “C’è la crisi”. Io in genere di fronte a questo genere di discorsi non proferisco parola. So che le persone hanno dei problemi. Non contraddico nessuno. Ma continuo a sorridere e cerco la mia tinta, quella ipoteticamente più simile al mio colore naturale… Sapete cosa vuol dire avere la necessità di coprire i capelli bianchi fin dall’età di 25 anni? All’inizio è una catastrofe femminile. Poi, col tempo capisci che bisogna passare per una serie di errori prima di avere chiaro in mente il giusto modo di affrontare le cose. “Dammi il coraggio di accettare le cose che non posso cambiare”. Si cresce, si impara. Con il mio tubo di tinta faccio il giro, passo attraverso le corsie e, osservando tutti quei meravigliosi prodotti per capelli forti, sani, lucidi e belli, vado alla cassa, e attendo il mio turno. C’è silenzio. Mi sembra una sala d’attesa di un ambulatorio medico… Sembra quasi un deja vu. So com’è quando sei seduto in una sala, e attendi una risposta importante…quando c’è in gioco la vita di qualcuno che ami. Solo che lì, al massimo, c’è in gioco uno scontrino.

Io ho quattro euro e venti centesimi nel portafoglio. Tutto ciò che mi è rimasto da Natale. Quei soldi me li hanno regalati. Ma ci sono abituata, perché non lavoro da parecchio tempo. Non sono mai abbastanza qualificata, o abbastanza giovane, o abbastanza di bella presenza, o abbastanza amica di qualcuno. “Abbiamo capito che c’è sempre qualcuno più esperto, più bravo, più giovane, più veloce, più bello. Ma non è comunque un buon motivo per abbattersi, perché devi portare questa tinta a casa, e in giro abbiamo già abbastanza tristezza propagata dal genere umano. ”

Quindi saluto la cassiera, sorrido, e porgo i miei quattro euro. Chissà se quella ragazza giovane e serissima che fa i conti alla cassa immaginerebbe mai che dentro il mio portafoglio ci sono venti centesimi. Chissà cosa farebbe lei, se avesse venti centesimi. Beh… Chissà quali saranno i suoi problemi, dato che ha un lavoro, eppur non sorride! Le persone sono scatole. Tante scatole di colori diversi che vagano per le strade. Puoi osservarne le fattezze, e magari ti incanti a guardarle… Ma non puoi sapere cosa contengono, fino a quando non abbandonano i loro coperchi. Coperchi che si tengono abbastanza stretti!!

Sorrido di nuovo, prendo lo scontrino, ringrazio… E mi preparo ad affrontare la giornata, constatando che, tutto sommato, quel venticello gelido in mezzo al sole, non è poi così male.