L’identikit dello Stupido.

… la prima cosa che fai quando vieni al mondo è cercare conforto. Probabilmente, nascere è il primo vero trauma che l’essere umano deve affrontare; piangi,urli,sei disperato, e senti tante mani che ti toccano, enormi facce che si muovono davanti a te.. non deve essere bello. Così cerchi disperatamente un primo conforto, una sensazione piacevole. Le braccia calde della mamma. L’odore dei suoi vestiti. Le manine sono ancora così piccole, non riescono a esprimere tutti i sentimenti. Allora si stringono. Si stringono forte a un dito. Sicuramente è uno dei ricordi migliori che una madre abbia del parto. Ma nonostante la sua emozione sia enorme, mai potrà essere vicina a quella che prova il neonato in quel momento. E ultimamente penso spesso a quanto mi piacerebbe ricordare quella sensazione .. ricordare chi ero quando sono nata. Vorrei ricordare quella emozione, quel dito, quegli odori. Ricordare la Gioia. La prima Gioia. In un mondo che ti prende costantemente a calci nello stomaco c’è sempre bisogno di un ricordo della Gioia. È troppo presto per assaporare la verità, ma a nessuno importa, perché i mesi passano e diventano anni, e tu sei lì a dover dimostrare fin da subito di essere all’altezza del gradimento altrui. I genitori, i nonni, i parenti. “Vedi?.. Il bambino da te ha preso solo l’aspetto! Ha il mio carattere, diventerà qualcuno..” Il bambino è una scommessa, un trofeo, una copia in formato mini, un capro espiatorio. Una scusa… La scusa per guardare fuori dal loro contenitore sporco e usurato dal mondo. Sappiamo tutti quanto fa male guardare dentro. Meglio guardare all’esterno, contaminarlo, quell’esterno che distrae da ciò che va male..

Il bambino affronta il mondo. Diventa adolescente e poi adulto. Non c’è una regola precisa nel “diventare grandi”. Succede e basta. E arriva il giorno in cui si chiede: che Rumore faccio quando risuono con le persone…? Che cosa succede quando entro in contatto con gli altri? … Perché mi sento così male se non vengo accettato?.. Che mi succede. Perché non riesco a rendere orgogliosi di me i miei genitori?.. Cosa non va in me..

Conosco una persona, che chiamerò “Stupido” per comodità stasera. Era molto grazioso e gentile fin da piccolo, e anche simpatico! Faceva un sacco di battute. Riusciva a strapparti un sorriso con poco. Forse aveva conservato un ricordo della sua traumatica nascita, non si spiegherebbe altrimenti il suo modo di fare così affettuoso e dolce con le persone, si attaccava emotivamente. Si affezionava tanto, e aveva questo modo di fare caloroso che conquistava tante persone. Voleva essere perfetto agli occhi dei genitori, ma sentiva di non riuscire a farsi amare totalmente. Pare avesse imparato a vivere dentro un contenitore emozionale molto presto; aveva bisogno di essere apprezzato più di quanto necessitasse di sentirsi a suo agio nella pelle, nello sguardo. Ogni compito, ogni avventura, ogni fase della vita era incentrata su ciò che avrebbe reso più orgogliosi i suoi parenti, perché la vita di “stupido” non era fatta di obiettivi e soddisfazioni per la vita, ma di tecniche di compiacimento per il prossimo. “Stupido” voleva vivere dei sorrisi dei genitori, dei complimenti dei nonni, cercava costantemente la formula della Felicità proprio in questo modo. E di fatto, alla fine di ogni anno, aveva racimolato pareri, dissensi, indifferenza, e a volte qualche consenso… Ma era fermo sempre allo stesso punto. Non si era mosso di un passo dal giaciglio caldo in cui era stato adagiato subito dopo la nascita. Sembra assurdo, vero? Pare che “Stupido” si fosse messo in gabbia da solo, per scelta. E non ne aveva idea!! La gente che incontrava, si soffermava poco nella sua vita, e lui si faceva sempre la stessa domanda.. “cosa c’è che non va in me..”

“Stupido” dava tutto. Aveva se stesso e basta, e lo offriva incondizionatamente. Diceva che era poco, ma almeno era tutto ciò che poteva dare. Si sforzava a voler capire sempre tutti quanti, li ascoltava senza giudicare i problemi e gli errori, provava a capire di cosa avessero bisogno e tentava timidamente di tirare fuori da sé stesso ciò che avrebbe potuto essere utile. Era gratificato dal sorriso delle persone. E se capitava che qualcuno lo abbracciasse, a volte si commuoveva. Era tanto per lui.. A volte credo che “Stupido” si sentisse indegno della vita. Del diritto di nascita. Ma probabilmente era solo un riflesso velato nel suo sguardo, il riflesso di un fallimento affettivo con le prime persone che aveva amato più di sé stesso e tentato di stringere a sé appena nato. L’ho capito una mattina di qualche anno fa, quando l’ho ri- incontrato e abbiamo parlato. Mi ha spiegato il significato di una vita dedicata a portare Luce dove c’è un Buio che non ha mai conosciuto fiaccole temporanee o l’illusione di un flebile fiammifero acceso per un istante. Mi ha raccontato la sua missione in un mondo sordo e cieco, dove tutti urlano senza poter sentire ciò che stanno comunicando.. e lui invece, assordato da tutto l’odio, il rancore, la sofferenza il disagio la malattia…ha sorretto il peso di una causa persa in partenza, ma comunque vada, vissuta. Mi ha raggelato in una mattinata di fine agosto, in un attimo mi sono resa conto che il sudore si stava trasformando in doccia fredda.

“… non avevo fatto nulla di male. Anzi, quando mi rendevo conto che qualcuno stava ferendo me, cercavo di sorridergli, per tranquillizzarlo. Vedi io volevo che le persone si sentissero al sicuro, che in me trovassero un angolo caldo in mezzo al mondo. Ne avevo bisogno. Dovevo credere in me stesso, e ciò che mi dava più emozioni era cercare di offrire ciò che avevo. Non era tanto, ma era tutto ciò che potevo dare. Sentivo che era giusto, che ero qui per questo. Tutte le persone che incontravo erano nel mio cammino affinché io facessi qualcosa. A cominciare dai miei genitori, e dai parenti.. dal primo momento che ho percepito la vera essenza dell’Amore. Qual è la cosa più bella che si possa fare per questo mondo, se non offrire la cosa più Bella, più Emozionante, più Forte che si conosca?.. Avrò anche fallito con me stesso, ma ho fatto ciò che credevo giusto.”

Ho chiesto a “Stupido” se in tutti quegli anni dedicati a offrire se stesso al mondo, fosse stato ricambiato in qualche modo. Mi ha risposto che non ha mai voluto nulla in cambio, e che non si era mai aspettato che capissero. L’unica cosa che sperava, era di riuscire a vedere almeno una volta i suoi genitori orgogliosi di lui…

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23:59

Non riuscivo a dormire. Così ho preso carta e penna e ho iniziato a scrivere i nomi di ciascuna persona che ha cambiato la mia vita. Hai presente tutte quelle persone che, forse per caso o forse per destino, hanno insegnato al tuo cuore a battere con un ritmo unico e sonosciuto? … Tutti coloro che, dall’infanzia ad oggi, hanno creato nuove emozioni che non si cancelleranno mai. Una serie di nomi, buttati giù con la stessa frenesia dei ricordi che hanno lasciato appesi da qualche parte.. probabilmente senza saperlo. E senza volerlo. Naturalmente ho inserito solo chi aveva davvero avuto un ruolo nella mia crescita interiore. E mi sono stupita di quanti fossero.. ho ricominciato a sorridere tra le lacrime e i film che si rincorrevano intatti come allora nella  testa. Ogni volta, quando una di queste persone se ne andava, mi chiedevo se avrei mai incontrato qualcun altro capace di farmi sentire in quel modo, all’altezza delle emozioni forti che ero riuscita a provare fino a quel momento. Mi preoccupavo di ciò che sarebbe stato dopo, della paura di non provare più nulla che valesse la pena, di trovare il modo di continuare a credere nelle emozioni vere. Probabilmente tutti dovrebbero provare a scrivere una lista delle persone che hanno contato davvero, e che non potranno dimenticare mai. Partendo dalla prima vera cotta da bambini, il primo sentore di un cambiamento interiore, fino a stasera.. io ne ho contati 8 in 38 anni. E mi ha fatta sentire meglio “ricordare” i miei ricordi migliori. È stato terapeutico in un momento di stress e oppressione interiore. Credevo che tutte le parole mai dette sarebbero state il combustibile che avrebbe innescato il mio incendio spirituale… mi sentivo senza uscita. Poi la lista mi ha ricordato il senso dell’esistenza. E non te lo rivelerò, affinché tu stesso possa goderti ciò che accade mentre compili la tua lista personale, sciogliendo ogni singolo nodo alla gola, scoprendo che i ricordi, come le onde del mare sulla sabbia, arrivano e spostano i macigni altrove, liberando il passaggio che conduce alla serenità consapevole.

Ora sì che posso dormire.

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Con gli Occhi di questo mondo..

…che cos’è un Silenzio spezzato? È un rumore impercettibile, impossibile da localizzare dentro quel corpo che trasciniamo nostro malgrado, attraverso i giorni che si presentano alla nostra porta. Si sta meglio dentro i sogni notturni,ora. Quando si spengono le ultime luci,si spengono gli occhi. Si spegne la realtà. Per poche ore. Ci sono incubi con i quali abbiamo fatto amicizia. Abbiamo chiesto al Dolore perché facesse così male. Abbiamo ascoltato la Paura che ci assillava di continuo, per scoprire cosa volesse da noi. Semplicemente, ci siamo seduti al centro delle nostre Stanze buie, e abbiamo spiegato le nostre motivazioni. Tutte le volte che ci hanno chiesto di resistere, ogni paragone con vite ai margini, vite difficili, le accuse taglienti inflitte per il nostro modo di reagire… Ci propongono di non rivendicare il diritto ad avere la nostra vita, così come l’abbiamo immaginata.. ci chiedono un Silenzio immaginario. Di quelli che non esistono. Un giorno ci toglieranno la parola, e questo Silenzio spezzato sarà la nostra Ferita più grande. Non i soldi, né la società, né i valori costituiranno la ricchezza più grande. Un giorno vorremo l’Aria più di ogni cosa. Perché avremo la triste sensazione di non respirare più come un tempo. Qualcuno crede ancora in un ritorno a quell’epoca in cui tutto era a portata di mano. E a tenerci stretti eravamo in pochi. Ora l’esplosione della primavera in fiore ci interessa un po’ meno. Tutto l’amore che era nell’aria è sparito insieme alla constatazione che era solo un capriccio egoistico, una invenzione malata dell’uomo che non sa stare solo, che ha bisogno di esaudire ogni pensiero immorale ed azzardato.

…Voi lo sapete, ovunque vi troviate nel mondo, che l’Amore è dentro le lacrime che stiamo versando nel non poter abbracciare i nostri familiari isolati. Sapete che c’è Amore nel Silenzio di ogni saluto negato agli amici, i parenti che stanno respirando l’ultima aria dentro un ospedale, che se ne sono già andati in solitudine, o che lo faranno. C’è Amore in ogni sguardo mortificato dalla fame, dal piatto vuoto a pranzo. So che capirete stavolta. E che non vorrete mai più spiegare ai vostri figli che non c’è più nulla, perché improvvisamente il mondo ha smesso di girare. Come se le parole potessero bastare. Come se tutto questo si potesse spiegare.. Vi penso tutti. E cerco di immaginarvi con gli Occhi di questo mondo.

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Lettera al Cielo

Cara Madre, quaggiù non conto più i giorni. Alterno sonno e bagliori di lucidità. A volte me ne frego,e mi dissocio da questa città. Mi dicevi sempre che sono nata in un luogo speciale, ma là fuori c’è un infinità di meraviglie da esplorare…  Avevo paura di viaggiare. Temevo la lontananza,gli imprevisti e il distacco. Del resto ero una bambina fifona.. e tu la mia caverna primitiva. Madre, so che puoi vedermi adesso. Sono schiacciata sotto il peso di questo perenne inverno. Vorrei tanto che tornassi per un momento, che riscaldassi ancora una volta il mio tormento. Quaggiù le persone stanno impazzendo.. sono chiusa in casa, ringrazio di avere un tetto. Seguo le direttive di chi non sa come affrontare la fine. È tutto così diverso.. chissà come avresti affrontato tutto questo. Ormai faccio tutto da sola. Mi insegno la vita, mi faccio male, mi curo e correggo la traiettoria stabilita. Perdonami se il tuo germoglio è diventato una piantina non del tutto dritta. Anche i girasoli piangono quando guardano il sole negli occhi.. la natura si riprende i suoi valori. Potevamo essere migliori. Dimmi, Madre, cosa si prova ad assistere all’esecuzione invisibile di un pianeta che non ha più la forza di reagire?… Senti questo cuore che si pietrifica in mezzo alle ossa, le reazioni della gente alla richiesta di riunire la specie per salvarne ciò che resta.. Ho paura, Madre, per la gente che lotterà con tutta se stessa. Muoiono gli indifesi tra le mani di chi ha strappato l’Anima al mondo. E io non lo sopporto. Mi manchi tanto.. perdona il mio sfogo.

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L’ultimo giorno sulla Terra.

Svegliati, ragazzo. L’ultimo giorno è arrivato. Tante cose nella lista. Sei cresciuto, anche se a fatica. C’è da fare, è arrivato il tuo tempo. Oggi tutto sembra più bello. Non preoccuparti, sei pronto. Il tuo cammino è stato meraviglioso. Sei pieno di pensieri, di parole commoventi. So che sei emozionato.. non hai mai avuto quello sguardo. Ma rimane ancora un giorno, devi sfruttarlo fino in fondo. Prendi subito il telefono. Chiamalo e digli che per te è sempre stato un Fratello. Digli che l’hai sempre aspettato. Che l’Amore può essere eterno. Corri a vestirti, e perdona una madre. Dille che anche se lei non ce l’ha fatta, ci hai pensato tu. Abbracciate il vostro fallimento. Prossima tappa: le braccia più forti che ti hanno stretto. Stavolta le parole ti usciranno di getto. Sarà veloce, perché vuoi solo dire che hai amato davvero. E che hai imparato a saper soffrire con tutto te stesso. Usa il tuo tempo, corri a ringraziarla per averti distrutto dentro.. sei rinato migliore, sei fiero del tuo comportamento. Hai ancora da fare, c’è una sorella da incontrare. Le devi anni di supporto silenzioso e il coraggio di un cambiamento profondo. Non dimenticherai nessuno.. perché vuoi un finale degno del tuo miglior viaggio vissuto. L’unico nonno rimasto, siediti con lui, spiegagli che non temi più il suo giudizio spietato. Uno sguardo alla tomba di chi hai dovuto salutare troppo presto. Non si può scordare tutto questo. Poi ricorda chi hai lasciato indietro. Bussa alla sua porta, scusati e và via in silenzio. Volgi un altro istante lo sguardo al cielo. Te lo ricordavi diverso… non è vero? Tutti quei colori, e la solita strada in centro. L’odore di caffè lungo i portici, tu di fretta, fumando la solita sigaretta. Scrivi un messaggio al tuo amico lontano. Ricordagli di vivere sempre al massimo. Salutala quando la vedrai, mentre passi per la solita stazione. Fà che i suoi occhi incontrino il tuo Viaggio. Non so se ci hai fatto caso, ma non hai portato con te lo zaino. Aspetti il tuo treno con l’ultimo desiderio.. cantare quella canzone che ti emoziona davvero. Vedo il tuo sorriso raggiante e sincero. Sei felice di averlo fatto davvero. Gli ultimi saluti e poi voli via.. ringrazi la Vita per averti regalato quest’ultima poesia.

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Riscoperta del genere umano.

1) Non muove un dito e non approfitta delle occasioni per migliorarsi.

2) Inguaribile Egoista. Continua a pensare prima di tutto a ciò che gli fa comodo.

3) Si rammarica se deve restare in casa perché nessuno può vedere il suo bell’outfit o il suo trucco (inutile) impeccabile.

4) Difficoltà ad ammettere di dover ringraziare il prossimo per un aiuto ricevuto. Grande o piccolo che sia.

5) Nonostante il Mondo sia alla deriva, e la situazione faccia paura, continua a sedere dietro un computer e seminare odio, gelosia, violenza, panico, puntando il dito su ciò che fanno gli altri.

6) Sparge fuoco ovunque cammini, e poi si lamenta di essere solo. Si lamenta che la gente fa schifo. Si lamenta che deve fare tutto da sé. Si lamenta. Si lamenta. Si lamenta..

7) Difficilmente utilizza il proprio cervello per ragionare. Preferisce affidarsi alle parole/pensieri di politici,guru, familiari,amici, personaggi famosi.

8) Ha un pessimo tempismo nel dimostrare la propria anarchia. Sceglie quasi sempre periodi nel quale c’è ben poco da rischiare, o giocare.

9) Ascolta ciò che dicono i mass media e poi decide di interpretare le cose a modo suo.

10) È complicato fidarsi di ciò che dice. Spesso la sua mente sta pensando tutt’altro. Probabilmente parlerà male delle stesse persone con le quali ha organizzato una cena la sera prima.

11) Arriva sul pianeta convinto che gli appartenga di diritto. Se ne serve per avere tutti i vantaggi possibili, ignorando i danni che va ad arrecare.

12) Per lui, sono sempre tempi difficili. Si sente sfortunato, non comprendendo che i disagi profondi che vive sono la conseguenza delle sue stesse azioni sconsiderate.

13) Crede che tutto ciò che di bello e buono esista, sia stato creato per poter essere goduto. Ma nel suo linguaggio, goduto significa abusato.

14) Rimane convinto fino a tarda età che la vera bellezza sia quella artefatta e creata dall’uomo stesso.

15) Vive cercando di guadagnare denaro, che spenderà in cose superflue e destinate a soddisfarlo per brevi periodi.

16) Si rinchiude nelle stesse gabbie create da altri uomini, dimenticando il significato del concetto di libertá.

17) Scarsa attitudine a porsi delle domande. Necessità di compensare il vuoto interiore con tutto ciò che lo distrae dalla consapevolezza del momento presente.

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Pensieri di passaggio..

.. in quel momento realizzavo che volevo vestirmi di Te. Dei tuoi angoli più bui e imprevedibili,dei tuoi sorrisi indecifrabili. L’unica cosa che desideravo, era essere avvolta dentro quel braccio da bambino che giocava a fare l’uomo, e ogni volta che ti rincontravo, ci ricascavo. E se ti perdevo di vista mi si spegneva il Mondo. Guardarti negli occhi era un salto nel Vuoto, e più mi avvicinavo, più mi bruciavo. Le nostre distanze non ci fermavano, io ero il foglio bianco sul quale scrivevi i tuoi giorni, come un diario. Mi eri esploso dentro l’Anima, e me ne vergognavo come se fosse una cosa sbagliata, sporca, azzardata. In Te ho rivisto le persone speciali che non ho più, tutto ciò che ho sempre desiderato e anche un lato di me che non avevo mai considerato.. Era inverno inoltrato e avevo sempre caldo. Avevo letto che sognare spesso un camino acceso era un riferimento alla nostra intima percezione della famiglia, e c’era questo fuoco piacevole acceso ogni volta che ti visualizzavo.. che non so se eri tu, o ero io, ma mi faceva amare tutto. Quell’anno ho amato anche il Natale e il Capodanno. Camminavo per strada, e con la mente auguravo a ogni passante di trovare Casa in un abbraccio. La situazione in quel periodo non era cambiata tanto, ma ero diventata Sorda ai richiami continui del quotidiano tormentato. Io buttavo giù pensieri di passaggio su un foglio di carta e tu sedevi dietro di me, mi stringevi e mi leggevi sottopelle. Tutti questi sentimenti, il primo sorriso che ha sconvolto gli eventi, l’insonnia e i progetti segreti… Ogni tanto ti vengo a cercare in mezzo a quelle bozze piene dei tuoi occhi attenti, sinceri. E resti ancora lì, in ogni mia parola che amavi, io la pensavo e tu te la tatuavi, non basterebbe il mare a cancellare le nostre impronte danzanti. Il mio Viaggio migliore è stato l’Amore che avevo da darti.

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La vittima di Oggi..

Le persone non sono orribili perché sbagliano. No..non sono gli errori a renderle così detestabili. Le persone sono orribili perché dopo aver sbagliato, ritornano. Perché nonostante abbiano capito di aver distrutto un capitolo della loro vita, anziché ricominciare da capo e andare oltre, tornano dove hanno raso al suolo la terra sulla quale hanno camminato. Non accettano l’idea che una parte del loro cammino si sia concluso, che l’esistenza sia fatta di cicli,di periodi,di fasce d’età.. Le persone pretendono di continuare a camminare dove non c’è strada,dove non è rimasto nulla. Diventano orribili e lo puoi percepire sottopelle, a distanza di chilometri, di memorie, di anni… mentre cambi lavoro, e conosci nuove persone. Mentre ti iscrivi all’Università, e impari nuove cose. Mentre cambi amicizie, e frequenti luoghi differenti. Mentre sorridi, vai avanti e dimentichi.. reinventi la vita, ti alzi ogni mattina tranquilla. Le persone sbagliano ogni giorno, e sono lì…che ti osservano. Perché hai imparato a correre anche con le zavorre nel cuore, a lasciare che i capelli volino liberi al vento. Sono rimaste nei paraggi, quelle persone che hanno distrutto il loro viaggio insieme a te. E non se ne vanno neanche dopo dieci, quindici, vent’anni. Non ti perdono di vista, e intanto cercano di occupare la loro vita in attesa del loro momento insieme a te. Un momento che hanno avuto tanti anni prima, e che non hanno apprezzato abbastanza, un ennesimo momento che hanno creato nella loro mente, per colmare quel vuoto spaventoso creato dall’assenza di te,che non possono sopportare… Quel momento fantasma, che spesso può fare paura.

Nascono così le violenze sulle donne. Una immagine, un pensiero ossessivo sul cosa vorrebbero da lei adesso, ciò che sarebbe carino che lei facesse per lui, ciò che un uomo rifiutato decide di meritarsi e prendersi, in mezzo a una nottata fredda e silenziosa, mentre il mondo abbassa le serrande e se ne frega di cosa accade. Le persone a volte, tornano solo per ricordarti che non se ne sono mai andate veramente, per dirti in faccia che, in tutti questi anni di silenzio, ti hanno semplicemente violentata con la mente, aspettando il giorno in cui avrebbero potuto averti, o riaverti completamente.

Sai.. alla fine, aldilà di un indirizzo di casa diverso, un nuovo numero di telefono, un nuovo lavoro o nuovi amici, queste persone vivono nutrendosi di un riscatto che otterranno ad ogni costo. E come lo spieghi poi, a quel mondo che ti ha chiusa fuori quella notte, che ti ha lasciata sola e tumefatta, che volevi solo vivere la vita senza preoccuparti di ciò che sarebbe potuto succedere..? Come glielo spieghi, che tutte quelle chiamate anonime, quelle richieste di amicizia sui social, i messaggi ignorati, erano solo un tentativo sciocco di un uomo rimasto a bocca asciutta, era qualcosa di cui non ti preoccupavi, perché nemmeno le autorità se ne preoccupano…?

È notte fonda. Nascondo i miei lividi sotto questo sorriso innocente e calmo, ogni tanto apro l’armadio e ripenso a quel bel vestito bianco. Lo conservo ancora, nonostante sia macchiato. Si ha paura di tante cose, ma nessuna ferisce quanto l’ignoranza. Può essere fatale, se non si ha il coraggio di combatterla. E per combatterla bisogna riconoscerla.. e non è vero che certi lividi stanno bene addosso all’anima. Non è vero che te la sei cercata, perché eri troppo disincantata e intenta a vivere la vita che ti sei guadagnata, non è vero che te ne sei fregata, ignorando i segnali patetici di una mente deviata. Non è neanche vero che non hai chiesto aiuto.. hai solo notato che la tua storia non interessa a nessuno.

Le persone orribili sono energia a intermittenza tra la tua vita e l’immaginazione di una mente che non si rassegna. Il pericolo scorre in mezzo ai pensieri, e attacca quando meno te lo aspetti. Tu ti immagini una vita a chiederti “..di quale cervello sono vittima oggi? Cosa hanno in serbo per me là fuori?” ….

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L’Universo dentro.

Portami sotto un altro Cielo, mostrami un Paesaggio diverso. Concedimi il tuo Inverno, che di primavere è pieno. Prestami la tua Voce, che  la mia se n’è andata all’Inferno. Vestimi della tua Danza, ti ammirerò in Silenzio. L’Anima ancora umida…troppi Temporali dentro. Sto preparando la mia Valigia, voglio riempirla di tutto questo. E dei nuovi Colori che aggiungerò strada facendo. Ti guardo da Quassù, mi sembra di sentirmi meglio….

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Se l’ Arte avesse il tuo nome..

…che cos’ è l’Arte dunque, se non te? …con tutte quelle piccole manie, i riti e le scaramanzie cui tieni tanto. E quel sorriso, beh.. credo sia la migliore poesia che abbia mai assaporato. Catturo più istanti possibili del tuo destino. Quello strano modo di addormentarti, ho memorizzato ogni movimento,ogni battito di ciglia. Hai addosso l’odore dell’alba che sorge ogni mattina, e non c’è aria che vorrei respirare se non la tua linfa vitale. Ho piantato un Seme speciale, crescerà alimentandosi di ciò che provo per te. Sarà dura camminare distanti, mi sembrerà di morire quando seguirai percorsi opposti. Io benzina,tu fuoco, mi sembrerà di riviverti a fondo. La Libertà a volte deve solo trovare il coraggio di spiccare il Volo, e andare dappertutto, prima di capire quale sarà il suo Posto.. incontrerà il Coraggio, che si sarà fatto Isola per superare i mille risvolti della solitudine. Troverai alleati di passaggio. Brucia sul viso quella carezza che non mi hai fatto.. gelosa di un sorriso regalato a qualcun altro. Tu dentro questi Occhi non hai mai guardato.. cercavi Arte e non pensavi ad altro. Proteggo i miei pensieri fragili dall’ingenuità dei tuoi desideri smisurati. Io e te… risate e pianti. Certezze instabili.

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Alla mia Sopravvivenza…

Piccola Anima, consapevole che la Sopravvivenza potrebbe durare tutta la vita… Così dolce e delicata.. non conosce altro Rumore all’infuori dei battiti del suo Cuore. Si accontenta della penombra crepuscolare anziché risplendere di un raggio solare… ha imparato a nuotare in mezzo a queste onde di Pianto primordiale. Capace di innescare l’Infinito ma mai di lasciarsi andare.. ha addosso l’odore del Temporale, una sensazione difficile da dimenticare. Piccola Anima in Viaggio, si sta godendo il Paesaggio. C’è tutta una vita dentro il suo Sguardo. L’Aria è intrisa del suo Richiamo…

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Sottobraccio.

Stanotte ho fatto una chiacchierata con la Perfezione. Un Arcobaleno sull’asfalto. Cuore stretto, viso congelato. Umore schiacciato, a metà fra il “me lo sentivo” e “ormai il danno è fatto”. Dimmelo tu, cosa significa mangiare il fango..? Questa civiltà indegna continua a guardarsi allo specchio. Sistemi la cravatta, esci di casa, ti senti invincibile perché gli altri non sanno. Mangi seduto a tavola con i potenti. Piccolo respiro ingrato, alito di ipocrisia, esplodi in una risata, ora che sei disperato. Qual è il tuo ultimo pensiero prima che il sonno salvi la tua dignità quotidiana? A cosa ti sei aggrappato stavolta, chi hai cercato? Questo bug nell’esistenza umana è il vassoio di dolci della domenica. I capelli sempre impeccabili e quello smalto sui piedi da cenerentola, 365 giorni all’anno. Il tuo solito Benessere velato. Il Silenzio ti ha lacerato. Ti sei punito da solo… sei fregato. Un eroe insoddisfatto.

E pensare che io ti ho aspettato.

Stanotte troverai le luci spente, non dovrai portare in scena il tuo pupazzo. Non vedi l’ora di sentirti più uomo, dopo tutto il sale che ti hanno versato sulle ferite. Le lacrime che non hai potuto piangere e le strette di mano. Conti i passi, stai arrivando. Un ultima occasione, al tuo passaggio si accende un lampione.. Cosa importa se ti sei svuotato? Sei famoso e acclamato, ripeti a te stesso che loro non sanno.

Tu, che porti a spasso questo Mondo sottobraccio.

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Spiegare l’Amore alla Ragione.

Nella vita quotidiana, sono solita dire che non mi innamoro mai. Che purtroppo, nessun essere umano che incrocio nel corso della vita, mi fa percepire qualcosa in più. Tutti diventano estranei o conoscenti. Amici o nemici. Viaggio su una linea molto contenuta, dove ogni cosa viene sistemata in maniera ordinata sugli scaffali del mio cuore. Le emozioni hanno un inizio, una fine, un limite, una struttura, una descrizione. Non è che sono noiosa. È che ogni volta che credo di aver conosciuto e capito cosa sia l’Amore, il vero Amore, automaticamente necessito di un po’ di tempo per rimproverarmi. E di rimproveri ne ho sempre parecchi in serbo, quando si tratta del mio modo di approcciarmi alle emozioni.

Se dovessi trovare una categoria nella quale inserirmi, dovrei considerare sicuramente quella in cui verrebbe inserito Giacomo Leopardi. A volte non è possibile amare, quindi si sceglie di contemplare l’amore attraverso la versione migliore di noi stessi e dei nostri sentimenti verso qualcuno. Non è che io non ami… è il mio modo di farlo che annulla tutto. Premetto che credo nell’esistenza dell’amore che sconvolge tutti i piani, che spettina senza creare disagio, che nemmeno te ne accorgi se sei sporco di esistenza, ammaccato di passione, zoppicante di felicità. Credo nella vita fatta di occhiaie ed esplosioni di risate alle 4 del mattino, di luci intermittenti tutto l’anno e settimane composte interamente di sabati che si ripetono, annullando ogni concetto di lunedì, giovedì, domenica.

Quando Amo, me ne accorgo subito perché mi guardo attorno e vedo delle pareti alte, solide e robuste. E non è il classico comportamento delle persone sensibili e timide, che non vogliono soffrire e dunque non riescono ad aprirsi perché hanno paura. Non le creo io, non è ciò che desidero. Quelle pareti non mi stanno proteggendo…mi stanno cancellando dal mondo. Mi proibiscono di vedere la persona che vorrei Amare, divento sorda innanzi alle sue parole. Se provo a guardare la persona che Amo negli occhi vedo un velo, una versione appannata del mio Amore. Un Amore screditato, annebbiato, scolorito, svalutato . Il mio Amore è inutile. Le persone che ho davvero Amato, con tutta me stessa, non hanno voluto il mio Amore. Alcuni dicono di non aver mai visto né sentito niente. Altri hanno dovuto evitare di soffermarsi a percepire, perché avevano i loro buoni motivi personali. In un mondo dove tutti hanno le loro ragioni, io divento trasparente, e accetto ogni cosa approfittandone per un nuovo rimprovero personale. Non dovrei essere nella stessa categoria del Leopardi. Non dovrei accontentarmi di Amare tanto per contemplare il più nobile e platonico dei sentimenti umani.

Invece il mio Amore è una danza silenziosa mentre tutti dormono. È una piuma trasportata dal Vento. È composto e raffinato, non sa mai quando è il momento giusto per arrivare ma sa quando è il momento di ritirarsi, in punta di piedi. Un Amore abituato a viversi, più che vivere. Quell’amore che, pazienza se nessuno lo vuole, anche se si tratta della mia parte migliore. Il mio è l’Amore impossibile, il più difficile da accettare, perché spesso va in direzione di persone che non mi conosceranno mai. Non sapranno chi sono, da dove vengo. Cosa ho vissuto prima di arrivare a provare tutto questo. Un Amore troppo educato per sbottare. Troppo riservato per mettersi in mostra e troppo pulito per escogitare piani e forzare le cose a suo favore.

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… Si prega di non disturbare.

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Non sono mai stata così lucida come quando arrivo al punto di avvolgermi nell’Oscurità. Mi sporco di malesseri legittimi e umani, in cambio di una penna magica, che mi permette di descrivere il mondo come poche persone riescono a fare. Sono così stanca di vagare alla ricerca della Chiave che apre tutte le Porte, che durante il percorso chiudo tutto ciò che trovo: amicizie, scambi, amori, finestre. Mi rifiuto di prendere aria e resto in apnea ad osservare ciò che non riesco a vedere. Non è mai abbastanza.. Ogni cosa che dico, ogni pensiero che faccio non è mai ciò che intendevo veramente. Questa è la mia ossessione. Una aritmia Animica che il linguaggio umano non comprende, questo bisogno di strapparmi fuori qualcosa che non riesco a capire ma so che mi appartiene.

Mi rifugio al buio, e siedo davanti ai pezzi da aggiustare, preparandomi all’ennesimo puzzle esistenziale che si rivelerà un viaggio senza meta, e dovrò scegliere le mie lezioni da imparare. Chiamerò per nome i miei traguardi, trasformandoli in Parole. Ho paure che durano cinque minuti e si travestono da avventure incredibili. Ho chilometri di strade senza senso alle spalle e la voglia di guardare fuori dal confine che mi è concesso. Ogni volta che potrò ammirare un pezzo d’Arte io sceglierò di focalizzarmi su ciò che c’è dietro. Tu penserai a quanto è bello il castello, io all’intensità del Rumore dei passi che hanno riecheggiato lì dentro. Vedrai delle stanze enormi e meravigliose, mentre io vedrò il riflesso sui vetri degli Sguardi umidi di emozioni di chi si affacciava ogni giorno da quelle finestre. Un carico enorme… C’è un peso secolare dentro questa Anima distorta, c’è qualcosa che non torna. Sto volteggiando nell’aria con i piedi di piombo.

Scrivendo trovo il coraggio di chiedermi dove sono. In alcuni momenti riesco a percepire di che colore sono… nonostante abbia addosso gli effetti di venti vite parallele in giro per il mondo. Avrei potuto scrivere una Canzone, se solo una di queste mie fantomatiche vite conoscesse il modo. Ma le mie Note sono ancora in viaggio, da qualche parte e non escludo che un giorno trovino il percorso giusto per Arrivare… Spero solo di capire che cosa sono chiamata a fare.

Cosa lasceremo di nostro a questo mondo…

Cosa farò quando i miei genitori non ci saranno più? Dove sarò quando l’unica fortuna che possiedo cesserà di esistere?…

Questa è la storia di un italiano dei giorni nostri, che non ha più vent’anni, e non ha neanche un contributo di lavoro versato. Questa è la realtà quotidiana di un essere umano che ha avuto in dono la vita, e che credeva di avere il diritto di avere un modo per mantenersi dopo gli studi. Aldilà del gesto d’amore di un genitore che lo mantiene e gli dà tutto ciò di cui necessita per sentirsi bene. Gli abbracci e le carezze non bastano, per sentirsi bene.. Perché nonostante il conforto e i sorrisi di incoraggiamento, la fame non va via. Nonostante ci sia un piatto di cibo in tavola ogni giorno, il portafogli resta vuoto. E non si può ignorare la fame. Non si può ignorare la solitudine sociale che si viene a creare, quando per uscire di casa e fare qualsiasi cosa serve denaro, e si ha vergogna di dire agli amici “non esco perché non posso permettermi di pagare un caffè.” Si ha vergogna di ammettere che quei due euro che non spendi oggi per un caffè, sono necessari per comprare un sapone, o uno shampoo. Si ha vergogna di pronunciare anche la parola “disoccupato”, a volte. Ci sono sconfitte interiori che vanno oltre un curriculum ignorato, un “lei non rientra nei profili richiesti”, e allora faresti di tutto per non parlare di lavoro. Ti senti solo, provi a conoscere persone nuove per uscire dalla lenta depressione che avvolge e soffoca.. Ma perfino una chiacchierata iniziale di conoscenza verte sul “cosa fai nella vita”. E vorresti spegnere il mondo, le sue luci abbaglianti, i rumori chiassosi in centro fino alle 5 del mattino. Tutto ricorda all’italiano dei giorni nostri che non avrà mai una pensione, che sta vivendo sul filo del rasoio sorretto solamente da due mani stabili, ma non troppo: quella di mamma e quella di papà.

Dicono che per essere veramente felici, bisogna accontentarsi di poco, e onorare quel poco. Ciò significa che si accettano lavori retribuiti meno di 400 euro al mese. Per una stagione. O anche prestazioni a ore, retribuiti con paga giornaliera. O a giorni alterni. Fino a quando non si verrà più chiamati. Ci sono persone che tentano di farti sentire in colpa se rifiuti un lavoro in nero, di 400 euro, perché “sei troppo arrogante e con la crisi che c’è non si può fare, non ci si può permettere di rifiutare”. Dicono che non ti sei impegnato abbastanza, che non hai esperienza e dunque non sei capace, che un extracomunitario accetterebbe al volo quei soldi e quelle ore di lavoro, perché se ne frega se non è regolato da contratto di lavoro regolare. Ed io vorrei spiegarglielo, a quelle persone. Vorrei spiegare loro che pensavo di avere il diritto di diventare indipendente, ed andare a vivere da solo, magari di essere io ad un certo punto a poter aiutare mamma e papà. Vorrei spiegare cosa si prova ad essere questo cittadino italiano dei giorni nostri a qualcuno che non conosce questa situazione. Una persona senza una laurea, senza una specializzazione specifica, ma non per questo impossibilitata ad imparare. A crescere. A diventare un anello della catena che muove una azienda.

Sono un cittadino che si guarda attorno e si rende conto che il denaro c’è. Il denaro circola, ma il sistema continua a chiuderti fuori. Un italiano chiuso fuori dalla sua Italia. E forse, dal mondo intero. Un italiano che controlla ogni giorno i siti di annunci di lavoro, e che continua a leggere che si ricerca personale con comprovata esperienza. Offrono corsi di formazione iniziali, ma richiedono esperienza annuale nella mansione. Questo cittadino tenta di formarsi, di reinventarsi per venire incontro alla società che corre veloce, e scopre che gli è negata perfino la possibilità di imparare. E così cerca dei tirocini, degli stage, ma si richiede comprovata esperienza nel settore. Prova a cercare qualcosa un po’ più lontano, scoprendo che non si offre né vitto né alloggio. Questo cittadino che parte da zero, e che non ha un auto per spostarsi, non può fare altro che sentirsi schiacciato dal peso della sua inutilità per il pianeta. Gli viene negata la possibilità di rendersi produttivo. Si sente talmente violato nel profondo, che vorrebbe scappare via, all’estero magari. Più lontano che può. Ma è solo. Non sa che destino potrebbe avere se andasse via con una valigia e un biglietto di sola andata… ha paura.

Mi chiamo Silvia, ho 37 anni, e una volta un uomo mi disse “nessun essere umano sulla Terra mediamente sano di cervello, potrebbe trovare interessante una donna che a questa età non si è guadagnata la sua indipendenza economica.” Ancora oggi mi domando se sia io a dover essere più intelligente, e continuare a stare lontana dagli uomini, oppure se siano gli uomini come questo a dover riflettere.

“… Ci sarà la caritas”, dico a me stessa. “Magari nel frattempo trovo qualcosa che mi consentirà di cambiare la situazione …” penso. Mi tengo positiva. Leggo molto. Riesco a gestire la mia vita con 400 euro all’anno, e mi congratulo con me stessa per questo. Se necessario riuscirò a gestirla anche con 200 euro all’anno. Continuo a vedere le cassiere del negozio vicino casa con un espressione triste in viso, ogni volta che vado tutta fiera a comprare una tinta per coprire questi capelli bianchi o un bagnoschiuma. Mi viene spontaneo sorridere. Ringraziare. Vorrei trasmettere loro un po’ di leggerezza, per un istante. Ma sembra che, nonostante loro abbiano il lavoro che a me manca, qualcosa le abbia svuotate nel profondo. Torno a casa piena di pensieri.

…Probabilmente non valgo nulla. Ed è per questo che non guadagno nulla, e nessuno mi offre una opportunità. O forse la costituzione italiana è solamente pari a un testo religioso, che racconta una teoria impossibile da verificare.

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. “

Esiste anche un articolo, il numero 32, che tutelerebbe la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Ma di questo oggi, non ne parlerò.. Cercherò di non pensare all’indifferenza della società di fronte ai costi di certe cure, del menefreghismo innanzi alle persone nate con problemi di salute cronici. Che ne sanno i sani per genetica, o le persone che hanno una vita dotata di indipendenza economica (le persone interessanti…), della giornata tipica di un malato disoccupato che vive con i genitori …

So che là fuori ci sono più persone di quanto possa immaginare, a sentirsi tirati in causa leggendo queste parole. Una serie di italiani dei giorni nostri che in silenzio, si domandano cosa faranno un giorno, in questo pianeta abbandonato allo squilibrio , proprietà dei ricchi e influenti, degli esperti con denaro da investire su se stessi per la loro formazione personale.

Un tempo ero certa di valere, in qualità di cittadino come tutti gli altri. Oggi, non ne sono più così sicura. Sinceramente sono stanca di vedere genitori tristi per il futuro dei loro figli, persone che perdono la possibilità di sfamare i loro bambini all’improvviso, e persone che hanno smesso di desiderare, di porsi degli obiettivi, imparare ogni giorno qualcosa di diverso.

Casa.

Consumeró più Anima che scarpe, durante il tragitto verso Casa.

Ma non riesco più a farmi bastare un letto e quattro mura. Non riesco più a sorridere mentre dico “sono tornata, sono a casa”. Non riesco a dare emozioni alle mie emozioni. Casa era una persona. Un profumo. Una risata inconfondibile. Casa era una vita, un cuore che batte, abitudini giornaliere. Casa era un legame profondo, le salde radici che garantivano sicurezza e protezione. Casa era rumore, ispirazione. E cosa sono da sola, senza pilastri solidi e fiducia nell’essere umano? Cosa sono adesso queste mura dipinte dei progetti mai realizzati, delle lacrime di solitudine e disperazione nascosta al mondo? Sai oggi queste mura puzzano più del solito di muffa e fallimento. Perché quando ti rendi conto del fatto che Casa è sempre stata tutto tranne che te stessa, abbandoni ogni forza che ti sostiene per lasciare che ogni struttura costruita negli anni, frutto di esperienze, traumi e osservazione della realtà, crolli drasticamente. Gli anni passati a chiedermi perché nonostante tutto, ci fosse sempre qualcosa a smorzare la mia felicità…. Eccoli. Mi stanno scorrendo davanti proprio ora. Io che imparavo il mestiere della vita. Io che nascondevo le mie emozioni fredde dietro la solita frase “ma no… è il mio carattere. Sono contenta anche se non faccio i salti di gioia…” e sempre io che inspiegabilmente, trattenevo un fastidioso nodo alla gola ogni volta che percepivo la felicità nelle persone. Ma non quel tipo di felicità che certe persone ti sbattono addosso con prepotenza… La felicità indossata nello sguardo, quella che senti nei battiti del cuore di chi in silenzio è seduto a fianco a te. Potrei dire che fa male, quella felicità. Fa male capire che non l’hai mai provata. Fa male realizzare che non ha mai bussato alle porte della tua vita. Diventa un dolore insopportabile quando ti fermi a indagare per capirne le cause. Ci vuole coraggio per scegliere la verità, bisogna essere disposti a consumarsi quanto basta, e annullare qualunque certezza. Senza eccezioni , senza regole. È talmente difficile che hai bisogno di sogni profondi e realtà differenti, di accarezzare la vita che hai sempre desiderato creandola in un mondo che non c’è. La mente non ce la fa e vuole evadere, sporcando di surreale la misera realtà rimasta. Un cocktail misto di vergogna, disperazione, delusione e instabilità… Sembra infinito, va giù a piccoli sorsi e avvelena lo stomaco… Poco a poco. Incomprensibile assuefazione al torpore dell’agonia prolungata nel tempo.

E ancora una volta, per qualche istante, mi sono lasciata cullare dall’immagine di una mano robusta e calda, che prende la mia e la porta con sé. Una guida in mezzo alla nebbia.

…. Fino a quando non ho scoperto che esiste la possibilità di essere la mia stessa Casa, la mano robusta e calda che guida in mezzo alla nebbia e la persona che meglio si conosce e riconosce davanti allo specchio. La variabile che ha fatto sì che gli occhi smettessero di piangere e tremare, che dessero allo stomaco nuova voglia di mangiare. L’inconfondibile forza dell’essere umano di decidere… Voglio vivere ancora. Voglio vivere meglio. Cambierò tutto, ma non cambierà il desiderio di andare avanti. “Fai una lista dei problemi da risolvere. Affrontali uno alla volta. Datti tempo. Abbi fiducia in te stessa. Di più. Trova una alternativa. Abbi il coraggio di chiedere un consiglio. Segui l’intuito. Non essere ansiosa, controlla le tue emozioni. Hai deciso di affrontare i tuoi mostri, tanto vale farlo senza farsi prendere dal panico… Disperarsi non migliorerà le cose. Con calma. Fidati…”

Scrivi due parole e dimostra a te stesso che sei capace di vivere. Che ami la vita. Scrivi al tuo Cuore, e digli che può stare tranquillo. Che ha sempre avuto una Casa. Ha solo sbagliato indirizzo.

Mentre guardo il cielo.

Silenzi facili. Occhi assenti. Nuvole rapide.

Mi vesto del colore della pioggia di giugno, camminando al ritmo dei tuoni che fanno eco in lontananza. Senza ricordi, senza rimorsi. In mezzo a questo calore diffuso c’è un nucleo freddo. Mi piace il suono della mia voce che scandisce dentro la mente le parole “non mi ricordo”. Con una mano tengo l’ombrello. Il cielo benedice nei momenti più impensati. Sono in cerca dei segnali che mi appartengono. Nell’asfalto vedo arcobaleni e riflessi argento. Se questa Natura non ha regole, non voglio averne nemmeno io. Potrei chiudere l’ombrello e iniziare a contare queste gocce di purificazione. Non ricordo più per cosa devo chiedere perdono, né perché mai dovrei continuare a farlo. La giostra non gira più dentro questa testa. Quando osservo queste scarpe, vedo solo i passi che voglio fare. Non ho una storia, non ho collegamenti. Ho appena terminato l’ultima pagina del mio libro personale.

… Sentirsi pronti per ricominciare. Questo era il segnale che tardava ad arrivare. “Apri le tue mani, ragazza, e lascia andare”. Resteranno i segni delle mie unghie aggrappate alla paura di continuare a camminare. Per chi mi conosceva ero sempre il classico “non male ma potrebbe migliorare”.

Oggi svuoto una valigia piena di vecchi abiti che hanno protetto un corpo che si vergognava di splendere sulle ombre del mondo; tutti quei profumi chimici con il quale camuffavo l’odore di anima impura. Quel suono secco e imperscrutabile della mia voce che continua a ripetere “non me lo ricordo”… la curva migliore che potessi scegliere per vestire il mio viso… il sorriso. Legami spariti, sentimenti assenti. Questo è il mio segnale, ed io posso finalmente respirare. Non c’è dolore, né commozione. Non sento il bisogno di dare una spiegazione. La pioggia mi ha ripulito, e l’ultimo giorno dei miei 36 anni sa di rinascita e umidiccio. Ci hanno pensato le lacrime versate, a mantenere fertile questa terra. Perché anche il dolore serve… Anche le lacrime hanno sorprese.

È il mio nuovo inizio, e proprio in questo momento sto iniziando a scrivere la prima nuova pagina della mia vita a perfetto agio nel mondo.

Dentro lo Zaino

L’autocontrollo. Quella capacità di dominare ogni reazione istintiva e irrazionale che irrompe nella vita quotidiana. Un equilibrio perfetto in mezzo al caos. Siamo vittime del sistema, vittime del tempo che scorre, degli eventi che non possiamo controllare… Siamo marionette nelle mani di una perenne incognita scandita dalle lancette dell’orologio. Scorrono i minuti… i secondi sono lampi in mezzo all’ansia di sapere cosa accadrà fra un istante. Sudiamo freddo, non riusciamo a stare fermi. La mente tiene in ostaggio l’intero corpo, a volte preghiamo. I dettagli sono offuscati, non ricordiamo bene ogni passaggio ma abbiamo associato a determinati eventi delle immagini precise. O un odore inconfondibile… Respirare è inutile. L’aria che incameriamo non è abbastanza. Ci sentiamo appesi per la gola, sospesi nel tempo.

Come dico sempre, l’intera esistenza umana è fatta di scelte. Finché siamo padroni del nostro pensiero, della nostra mente, possiamo fare quasi tutto. I libri narrano dell’esistenza di una condotta di vita basata sulla calma, la meditazione, il silenzio e l’arte di sgomberare la mente da qualsiasi pensiero. Metafore nobili che incoraggiano a migliorare se stessi per restare al passo con il cammino che si presenta davanti. Suggerimenti che indirizzano la mente a creare pensieri sani. Non ho mai creduto nella perfezione umana, ma credo nell’utilizzo del cervello in tutte le sue funzioni possibili. Credo nella riflessione, nella elaborazione, nel ragionamento. Mi dedico a ciò in cui credo, ovvero me stessa, e la fiducia che ripongo nelle mie capacità di strutturare ogni situazione in maniera tale da mettersi in posizione di vantaggio per la mia persona. E quando mi applico per fare ciò, cresco. Mi sento più forte. Non pensare che io sia più fortunata o migliore degli altri.. solo riesco a fare dei miei sentimenti e delle mie reazioni una qualità personale, a costo di impiegare giorni, mesi, o anni prima di arrivare a fare i ragionamenti giusti.

Non esiste perfezione al mondo. Non può esistere neanche nelle parole. Ma vuoi mettere la sensazione che si prova quando si riesce a equilibrare il più possibile la vita che stiamo vivendo? Quando capisci che la calma è l’oro spirituale al quale possiamo aspirare, e che dentro di noi possiamo seminare ciò che diventerà l’albero più importante di tutta la nostra essenza, smetti di avere paura di sapere, capire, ascoltare… Inizi a mettere in pratica le doti che sai di avere. Smetti di piangere, e inizi a lavorare per te… In te. Non vivo ricordando tutto ciò che mi è successo finora. Vivo ricordando che sono arrivata fin qui, e che ci sono per un motivo. E questo mi basta.

Quando devi partire per un viaggio, sai che dovrai fare una valigia che contenga il necessario, senza appesantire troppo il bagaglio. Allo stesso modo, quando vieni al mondo sai che dovrai preparare una quantità di elementi da portare con te, che ti ricorderanno sempre chi sei e da dove vieni, ma non potrai portarti appresso tutto ciò che hai accumulato, perché sarebbe un peso impossibile da reggere. Crescendo impari, sbagliando, che non sempre ciò che ti porti appresso nel viaggio della vita è necessario. Ma puoi rilassarti… Sei tu che decidi le tappe, le fermate, ciò di cui hai bisogno. Così come io, stasera, avevo bisogno di scrivere queste righe sparse in balìa del mondo…

Prima di lasciare questo mondo…

Salvare ciò che rimane di un pianeta che ci ospita senza chiedere nulla in cambio. Salvare la parte migliore degli esseri umani. Rivalutare ogni cosa che fino a questo momento non ha avuto senso. Annotare ogni giorno almeno tre eventi positivi nell’agenda. Guardarsi allo specchio almeno una volta al giorno e sorridere. Accettare le colpe avute in passato. Collezionare gocce di pioggia. Sporcarsi di vita un po’ di più. Astenersi dal giudizio nei confronti di qualsiasi essere vivente. Comprendere il dolore nascosto dentro le parole offensive di chi ci attacca. Chiedere scusa quando si commette un errore. Usare il denaro per scopi saggi ed utili. Imparare ad ammettere di sapere di non sapere. Ringraziare maggiormente per ciò che si ha nel presente. Anche le pozzanghere sono specchi. È nella sofferenza che ci rendiamo conto di essere tutti uguali. Prendersi cura del corpo che ci è stato donato, dentro e fuori. Sono le rughe a definirci, non i tatuaggi. Se sei capace di risplendere veramente, gli oggetti di valore materiale non ti servono. L’eleganza è una dote spirituale. Più sai piangere, più sei forte. La Felicità arriva al cospetto di chi sa aspettare tutto il tempo necessario. Non si è mai pronti a ciò che si dovrà affrontare. Non aver paura di viaggiare ed esplorare il mondo. Essere felici per i successi degli altri. Andare spesso, più che possiamo, nei luoghi che ci fanno sentire protetti. Perdonare tutte le persone che ci hanno fatto male.

Anestesia per l’ Anima

Maggio fa rima con “coraggio”. È tutto il giorno che ci penso ; è come quando stai guidando da ore senza sosta verso un luogo lontano e sconosciuto, e alla fine ti perdi fra i cartelli stradali e le strade che sembrano tutte uguali. Eppure, sai che devi andare… non ha senso restare immobili, bisogna andare avanti. Ma effettivamente, il punto che evitiamo di affrontare è proprio quello lì : esattamente, DOVE stiamo andando? Alcuni si avvalgono della facoltà di attivare il navigatore interiore per rispondere a questa domanda. E quindi la risposta sarà il luogo di soddisfazioni e tanto desiderato, altri invece si lasciano prendere dall’ottimismo e si lasciano trasportare dagli eventi di giorno in giorno. È meglio una vita organizzata e sicura, con i suoi riti quotidiani… È meglio una vita senza programmi, senza regole ferree.. È meglio non dirlo altrimenti poi non si avvera, per scaramanzia..

È bello ascoltare le aspirazioni degli esseri umani. È bello osservarne le espressioni facciali, il tono della loro voce che vibra di sfumature emozionali intense. Mi piacerebbe sedermi di fronte alle persone, una ad una, e chiedergli: “Ciao. Vorrei offrirti un Viaggio Speciale, proprio adesso. È tutto gratis, puoi stare tranquillo. Chiudi gli occhi, e dimmi… Dove vorresti essere adesso? Come è questo luogo?” Si aprono i mondi, cadono le barriere, si instaurano contatti che inaspettatamente arricchiscono tutti quanti. Pensa al Viaggio che vorrebbe fare un bambino. Al modo in cui sarebbe capace di descriverlo. E poi al Viaggio che desidererebbe un uomo di 80 anni. Al suo viso… I suoi occhi che si illuminano mentre cerca le parole adatte, probabilmente non riuscirebbe a trattenere le lacrime. E il viaggio di un trentenne disoccupato… la vergogna trattenuta a stento in gola, per una sensazione di disagio che cerca di controllare. Il Viaggio di un sedicenne che ha voglia di scoprire il mondo, il Viaggio di una cinquantenne casalinga che non ha mai fatto la valigia. Infinite combinazioni possibili che generano altre infinite combinazioni di scelte, che creano una connessione.

A volte ho bisogno di rifugiarmi dentro le mie stanze interiori. Le ripulisco a fondo, centimetro per centimetro, e le svuoto di ogni ricordo, promemoria, avviso, trauma, paura, qualunque cosa. Desidero vederle vuote. Completamente. Mi concentro sulla sensazione di benessere che sento crescere ad ogni piccola zona “pulita”, mi congratulo con me stessa per essere riuscita a fare questo lavoro prezioso. Immagino di addormentarmi lì, in quel luogo puro, lontano dal mondo, con la sensazione di leggerezza ideale per poter riposare bene. Mi sento a casa. Sono al sicuro. È il mio luogo felice.. la mia Anestesia per l’Anima, fatta di pareti del mio colore preferito, grandi finestre dal quale posso ammirare i tramonti che adoro, e il profumo di pulito.

…. Sono sicura che domani accadrà qualcosa che vorrò ricordare. Appenderó qualcosa di nuovo alle mie pareti pulite. Renderò speciale il mio luogo preferito. È questo ricominciare, che ha ogni volta un sapore di infinito…